Fumo: i Benefici della Melatonina – Smettere di Fumare 23 Feb 2018 | In X115

Ruolo biologico

Il fumo di sigaretta costituisce una delle più comuni cause di morte, ma anche un fattore di rischio facilmente prevenibile. Al tabagismo, e alle relative patologie correlate, si attribuiscono ogni anno oltre 400.000 decessi, senza contare tutte le altre possibili conseguenze legate all’insorgenza di patologie come ictus, cancro, patologie respiratorie e cardiovascolari. Nonostante gli enormi rischi del fumo siano ormai ben noti ed i trattamenti abbastanza fruibili, il numero di fumatori che riesce a portare a termine un programma di disassuefazione è ancora molto basso. A questo insuccesso contribuiscono, oltre a fattori socio-economici, anche i complessi meccanismi biologici. ed in particolare neuro-endocrini, sostenuti dalla Nicotina e da altri metaboliti del tabacco, responsabili del craving e della dipendenza da sigaretta. Oltre che sull’attivazione del sistema dopaminergico indotta dalla Nicotina, numerosi ricercatori si sono soffermati negli ultimi anni sulla particolare modalità di consumo del tabacco. Si è brillantemente notato, infatti, come i fumatori assumano Nicotina, sia sotto forma di sigaretta che di gomme o cerotti nei protocolli di disassuefazione, prevalentemente nelle ore del mattino, con un’assunzione costante nel pomeriggio ed un rapido declino nelle ore serali e prima dell’addormentamento. Non a caso, infatti, le concentrazioni plasmatiche di Nicotina assumono, nei fumatori, curve abbastanza riproducibili, caratterizzate da un picco mattutino, un plateau pomeridiano e un declino serale. Sulla scia di questi dati, diversi autori hanno ipotizzato l’eventuale presenza di interazioni tra fattori neuroendocrini e Nicotina, tali da ridurre la dipendenza da fumo nelle ore serali. In quanto principale fattore neuroendocrino, coinvolto nella regolazione sonno-veglia e luce-buio, la Melatonina è stata uno dei mediatori più studiati per i suddetti effetti.

Melatonina e tabagismo: i meccanismi neuroendocrini

Per comprendere al meglio il potenziale ruolo disassuefativo della Melatonina, si è inizialmente cercato di individuare, in modelli sperimentali, i complessi meccanismi biologici legati alla dipendenza da Nicotina. Come accennato, infatti, la Nicotina sembrerebbe agire a livello limbico, in particolare sull’amigdala, attivando i recettori nicotinici per l’Acetilcolina, e promuovendo la produzione ed il rilascio di Dopamina. Questo neurotrasmettitore agirebbe sull’intero sistema, potenziando l’effetto gratificante legato al consumo di tabacco e contribuendo così all’instaurarsi dei meccanismi di dipendenza. Recentissimi studi avrebbero dimostrato come la Melatonina risulti efficace nel controllare l’attivazione dei suddetti recettori, riducendo pertanto l’intero meccanismo posto alla base del craving. Tale attività, infatti, risulterebbe più intensa nelle ore serali, laddove evidentemente la produzione di Melatonina tende ad aumentare, per scemare gradualmente nelle ore mattutine. Il tutto riprodurrebbe quindi le caratteristiche curve di assunzione della Nicotina. Interessanti sarebbero, al contrario, anche gli effetti della Nicotina sulla normale produzione di Melatonina. Si è osservato infatti nei fumatori, una netta riduzione delle concentrazioni mattutine di Melatonina, rispetto ai controlli non fumatori, a fronte invece di concentrazioni più o meno simili nelle ore notturne. Queste evidenze, sottolineerebbero ulteriormente il network esistente tra Melatonina e Nicotina. Contestualmente, le variazioni della normale produzione di Melatonina, potrebbero contribuire all’insorgenza di alcuni tipici effetti collaterali del tabagismo e dell’astinenza da fumo di sigaretta, quali insonnia, cefalea, incubi e alterazioni del tono dell’umore. A complicare da un lato il quadro biologico, avvalorando tuttavia l’ipotesi di una stretta correlazione tra questi due fattori, vi sarebbero i risultati di recentissimi studi, che assocerebbero alla Melatonina la capacità di alterare la normale espressione dei recettori nicotinici sia periferici che centrali, variando così le possibili ripercussioni organiche della Nicotina.

Melatonina e tabagismo: i potenziali antiossidanti

Oltre ai diretti meccanismi sul craving da sigaretta, secondo recenti studi, la Melatonina potrebbe anche svolgere un ruolo chiave nel mitigare gli effetti pro-ossidanti del fumo di sigaretta. Si è infatti ben caratterizzato come l’assunzione di Melatonina contribuisca, attraverso meccanismi non ancora noti, al mantenimento delle adeguate concentrazioni tessutali di Superossido dismutasi, Catalasi e Glutatione Perossidasi. Tale attività risulterebbe ad esempio preziosa nel proteggere la mucosa delle alte vie respiratorie, in particolare quella del cavo orale e laringea, dagli effetti ossidanti e trasformanti delle Specie Reattive dell’Ossigeno e dei vari prodotti della combustione del tabacco. A sostenere tale attività, oltre alle suddette evidenze biochimiche, vi sarebbero anche importanti ripercussioni istologiche, che vedrebbero la Melatonina direttamente impegnata nel salvaguardare la normale citoarchitettura. Ancora non ben definiti, invece, risulterebbero gli effetti protettivi della Melatonina a livello sistemico.

Integrazione con Melatonina: i possibili benefici

Data la recente introduzione, nel panorama scientifico, della Melatonina come possibile rimedio anti-fumo, il numero di studi, statisticamente significativo, è ancora esiguo. Tuttavia, le attuali evidenze incoraggerebbero decisamente l’uso di questa molecola nella disassuefazione da fumo. Ad oggi, infatti, l’uso adeguato di Melatonina nei fumatori sembrerebbe:

Resterebbe ancora da caratterizzare un dosaggio efficace, riproducibile e contestualmente scevro da possibili effetti collaterali.

Bibliografia

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