Glabridina in Medicina Antiaging 24 Feb 2018 | In X115

Introduzione

La glabridina è un isoflavone estratto dalle radici di Glycyrrhiza glabra, più comunemente nota come Liquirizia. Dalla sua identificazione nel 1976, il numero di studi relativi alle applicazioni biologiche e cliniche della glabridina è aumentato considerevolmente, in linea anche con l’identificazione di alcuni meccanismi molecolari alla base di molte patologie dell’invecchiamento. Dapprima utilizzata soprattutto in ambito cosmetologico e dermatologico per le sue proprietà depigmentati, la Glabridina si è gradualmente ritagliata un posto biologicamente rilevante in ambito clinico, in particolare nella moderna medicina antiaging. Per questo motivo, è possibile disporre oggi anche di numerosi integratori a base di questo principio attivo, indicati nella prevenzione e nel trattamento di stati infiammatori, pro-ossidanti ed invecchianti.

Struttura chimica della Glabridina

La Glabridina rientra, per la sua struttura chimica e per le sue proprietà biologiche, nella macrofamiglia degli isoflavoni, molecole importanti dal punto di vista ecofisiologico per l’azione antibatterica e protettiva nei confronti della pianta ospitante. Nel caso specifico, pur non conoscendo del tutto la complessa via enzimatica che porta alla sintesi della Glabridina, questo principio attivo è stato riscontrato per lo più nelle radici della Liquirizia,  in concentrazioni direttamente proporzionali allo stress ambientale, all’area geografica e al tipo di coltura effettuata. Queste prime informazioni, quindi, sosterrebbero il ruolo bio-protettivo ipotizzato per questo principio attivo.

La Glabridina in ambito clinico ed antiaging

Noto il ruolo eco-biologico della Glabridina e messe a punto tutte le metodiche di estrazione, caratterizzazione e purificazione, si è cercato di studiare adeguatamente le sue proprietà biologiche. In quest’ottica il numero di studi negli ultimi 20 anni è salito considerevolmente, definendo con precisione crescente sia i meccanismi biologici d’azione che le relative applicazioni cliniche della Glabridina. Tra le più quotate vi sarebbero:

L’attività antinfiammatoria

Dimostrata per la prima volta nel 1998 su modelli sperimentali, nei quali la Glabridina si dimostrò efficace nell’inibire l’enzima Ciclossigenasi, direttamente coinvolto nella sintesi di acido arachidonico e di altri mediatori della flogosi. L’attività antinfiammatoria, quindi, costituisce sicuramente una delle più interessanti attività di questo principio attivo. Oltre agli effetti cellulari, rappresentati dall’inibizione dell’attivazione della componente macrofagica, dalla riduzione dei processi di diapedesi e dal miglior controllo sull’aspecifica attivazione della componente linfocitaria, la Glabridina si è rivelata preziosa nell’inibire l’espressione di geni, come NF–KB, direttamente coinvolti nella genesi della reazione infiammatoria. Studi dimostrerebbero infatti come l’uso di Glabridina possa determinare una sensibile riduzione anche di tutte le citochine infiammatorie iperespresse in differenti condizioni patologiche. Questo tipo di attività risulterebbe particolarmente vantaggiosa in ambito antiaging, vista la persistenza di un’infiammazione di basso grado legata al processo di invecchiamento.

L’attività antiaterogena

Il ruolo cardioprotettivo della Glabridina è stato prevalentemente correlato alla capacità di questo principio attivo di determinare un decremento significativo, di oltre il 20%, delle concentrazioni ematiche di LDL. E’ noto infatti come queste lipoproteine, soprattutto le più piccole e le più dense, possano permeare la parete vascolare e indurre in sede la formazione di un ateroma. A tal proposito, il controllo esercitato dallo stesso principio attivo sul processo infiammatorio, ridurrebbe ulteriormente il rischio di formazione di trombi e placche, esercitando così una sinergica attività protettiva nei confronti del sistema cardiovascolare.

L’attività antiossidante

Numerosissimi sono gli studi che descrivono e caratterizzano nel dettaglio l’attività antiossidante della Glabridina. L’azione diretta di scavanger dei radicali liberi dell’ossigeno, l’attività inducente nei confronti di enzimi antiossidanti come la superossido dismutasi ed il glutatione, l’attività genoprotettiva nei confronti delle mutazioni genomiche e l’attività anti-lipoperossidante costituiscono solo alcuni dei principali meccanismi d’azione della Glabridina. In quest’ottica, quindi, questo principio attivo potrebbe rientrare nella prevenzione di numerosi stati morbosi, anche ad andamento cronico. La stessa attività antiossidante costituirebbe sicuramente il principale vantaggio legato all’uso della Glabridina in ambito antiaging.

L’attività neuroprotettiva

Diversi lavori, tuttavia per lo più sperimentali, dimostrano come la Glabridina possa proteggere le strutture cellulari dall’azione lesiva e neurotossica di citochine infiammatorie e radicali liberi dell’ossigeno. Patologie come l’Alzheimer e il Parkinson, piuttosto che la tanto temuta demenza senile, vedrebbero come comune denominatore un danno neuronale esercitato da sostanze infiammatorie ed ossidanti. L’uso della Glabridina avrebbe invece ridotto le concentrazioni di marcatori di danno cellulare, preservando contestualmente sia la funzionalità neuronale che il corretto equilibrio neuroendocrino.

L’attività antiosteoporotica

Tra le caratteristiche patologie dell’invecchiamento, soprattutto nel sesso femminile, sicuramente la fa da padrona l’osteoporosi. Questa patologia, caratterizzata da una progressiva riduzione della densità ossea – nonché da una sensazione continua di dolore e stanchezza, e nei casi più gravi da fratture patologiche – riconosce, nella sua patogenesi multifattoriale, due importantissimi fattori di rischio costituiti dalla presenza di un ambiente infiammatorio e dall’assenza di estrogeni. La Glabridina, nota per le sue proprietà antinfiammatorie e simil-estrogeniche, potendo direttamente interagire con i recettori per gli estrogeni, costituirebbe un rimedio naturale, soprattutto in fase preventiva.. Alle suddette attività se ne aggiungerebbero altre, non ancora del tutto caratterizzate, come quella anticancerogena, antimelanogenica, antinefritica ed antibatterica.

Limiti e studi futuri

Gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina antiaging, hanno consentito di caratterizzare al meglio le proprietà biologiche di principi attivi naturali come la Glabridina. Nonostante i numerosi studi attualmente pubblicati traccino un interessante via, relativamente all’utilizzo clinico di questo principio attivo, mancano dati farmacocinetici in grado di caratterizzare il profilo di assorbimento, il metabolismo e l’escrezione della Glabridina e dei suoi cataboliti. Questi lavori potrebbero quindi completare le evidenze attualmente presenti, spingendo con più sicurezza l’uso della Glabridina in ambito clinico.

Bibliografia

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