Acido palmitoleico | Funzioni, Alimenti, Salute 19 Dic 2021 | In X115

Che Cos’è

L’acido palmitoleico (16:1ω-7) è un acido grasso monoinsaturo non essenziale 1.

Nel corpo umano viene sintetizzato principalmente nel fegato e secondariamente nel tessuto adiposo.

Nei cibi non è molto comune. Gli alimenti ricchi di acido palmitoleico includono olio di macadamia, olio di olivello spinoso (quello ottenuto dalla polpa o dal frutto intero), salmone, olio d’oliva, cioccolato, uova e grassi del latte 2.

Struttura chimica

L’acido palmitoleico appartiene al gruppo degli omega-7, una piccola famiglia di acidi grassi caratterizzati dalla presenza di un doppio legame situato a 7 atomi di carbonio dall’estremità terminale metilica (CH3).

In base alla disposizione degli atomi di carbonio che partecipano al doppio legame, esistono due forme di acido palmitoleico: cis e trans.

Acido Palmitoleico cis e Trans, Struttura Chimica

A Cosa Serve

Nell’uomo, la biosintesi dell’acido palmitoleico avviene principalmente nel fegato e secondariamente nel tessuto adiposo. Dopo essere stato sintetizzato, viene incorporato in fosfolipidi, trigliceridi, cere ed esteri del colesterolo.

L’acido palmitoleico prodotto dall’organismo è considerato una lipochina, perché viene rilasciato dal tessuto adiposo ed esercita la sua azione su organi distanti.

In particolare, può aumentare l’assorbimento cellulare del glucosio e incrementare il consumo di grassi 3. Studi su colture cellulari e modelli di roditori hanno infatti evidenziato la capacità dell’acido palmitoleico di 10:

Acido Palmitoleico negli Alimenti

Le fonti alimentari ad alto contenuto di palmitoleato includono salmone, olio di fegato di merluzzo e olio di macadamia (rispettivamente 6%, 7% e 17% o g/100 g di acidi grassi totali).

Attualmente, la più alta concentrazione di palmitoleato negli alimenti corrisponde all’olivello spinoso arbustivo, originario dell’Asia e dell’Europa. L’olio della sua polpa, in particolare, contiene dal 32 al 42% di acido palmitoleico 4, 5.

Altre fonti naturali di palmitoleato includono l’olio d’oliva, il cioccolato e le uova. L’acido palmitoleico costituisce anche il 13,6% dei grassi del frutto della specie durian Durio graveolens 6.

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Acido Palmitoleico e Salute

Considerando il piccolo contributo che l’acido palmitoleico apporta all’assunzione di grassi nella dieta umana, la ricerca scientifica sui suoi effetti metabolici è ancora limitata.

Tuttavia, sembra che entrambe le forme di acido palmitoleico abbiano effetti positivi sulla salute.

In particolare, secondo studi preliminari 2, 7, 8, 9:

Anche se i risultati riportati sono stati sorprendenti, vi è la necessità di ulteriori dettagliate indagini cliniche e sperimentali 10.

Infatti, sono stati trovati effetti controversi riguardo alle ripercussioni metaboliche del palmitoleato nell’uomo.

In letteratura sono ad esempio pubblicati studi che suggeriscono associazioni deleterie tra i livelli di palmitoleato nel tessuto adiposo o nel sangue e il rischio cardiovascolare, con aumento del rischio di obesità, dislipidemia e resistenza all’insulina 11, 12, 13, 14, 3.

Sembra invece certa l’associazione tra concentrazioni più elevate di palmitoleato e diminuzione del rischio di diabete 3.

Controversie e considerazioni sull’origine dell’acido grasso

Gli effetti positivi dell’acido trans-palmitoleico possono spiegare i benefici metabolici che sono stati osservati con il consumo di latticini interi.

Un maggiore consumo di questi alimenti è stato infatti associato a più alti livelli sierici di trans-palmitoleato e ad effetti protettivi nei confronti del diabete e della salute cardiovascolare e metabolica 7.

Gli effetti negativi per la salute emersi in altri studi potrebbero quindi dipendere da una differente origine dell’acido palmitoleico circolante nel sangue.

Ad esempio, livelli ematici superiori di questo acido grasso si possono osservare anche in persone con obesità e sindrome metabolica, e in caso di consumo elevato di carboidrati o alcol 14.

Similmente, il consumo di oli parzialmente idrogenati con un alto tenore di acidi grassi trans è stato ripetutamente associato a un aumento del rischio cardiovascolare e di diabete 15.

Studi sperimentali

Aldilà degli studi osservazionali, risposte incoraggianti derivano anche dai pochi studi sperimentali finora pubblicati. Infatti, l’integrazione con palmitoleato o diete arricchite sono state associate a una diminuzione del colesterolo e dei trigliceridi plasmatici 16, 1.

Quando i soggetti dislipidemici hanno ricevuto capsule con 220,5 mg di cis- palmitoleato per 30 giorni, si sono osservate riduzioni significative della proteina C-reattiva, dei trigliceridi e del colesterolo cattivo LDL, e un aumento significativo del colesterolo "buono" HDL 17.

Inoltre, il consumo di olio di olivello spinoso o di noci di macadamia (entrambi ricchi di acido palmitoleico, ma anche di altri acidi grassi che possono avere un effetto confondente) è stato correlato a profili favorevoli dei lipidici sierici 18, 19, 16.

Una revisione ha ad esempio stabilito che gli estratti di olivello spinoso possono ridurre i livelli di colesterolo nelle persone con problemi di salute del cuore, ma non nei partecipanti sani 20.

In maniera simile, un altro studio fa notare come apparentemente i soggetti sani non abbiano vantaggi metabolici con un aumento del palmitoleato circolante, mentre l’integrazione nei soggetti dislipidemici potrebbe essere una strategia per il miglioramento del profilo lipidico 3.

Da non confondere con l’acido palmitico

L’acido palmitoleico non dev’essere confuso con l’acido palmitico, che come sappiamo abbonda soprattutto nell’olio di palma (45%).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, esiste un’evidenza “convincente” che il consumo di acido palmitico aumenti il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari 21.

Uno studio ha inoltre collegato l’elevato consumo di acido palmitico a un maggior rischio di obesità e insulino-resistenza 22.

Effetti sulla Pelle

L’acido palmitoleico si trova normalmente nella pelle umana, soprattutto nella pelle giovane, e diminuisce con l’età.

Come componente dei lipidi cutanei, l’acido palmitoleico può stimolare i processi rigenerativi nell’epidermide e favorire la guarigione delle ferite 23, 24, 25.

Ad esempio, in uno studio sono state eseguite analisi macroscopiche sulle ferite in ratti con o senza trattamento con acido palmitoleico, dimostrando che questo acido grasso accelera direttamente la chiusura della ferita 26.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’acido palmitoleico esercita effetti antinfiammatori, diminuendo l’infiammazione 26.

L’acido palmitoleico è un normale componente del sebo, con attività antibatteriche e antinfiammatorie 27.

Recenti studi hanno riportato che l’acido palmitoleico è utile nel trattamento di disturbi legati all’iperpigmentazione cutanea 28, alla fibrosi 29 e come coadiuvante nelle formulazioni per il trattamento delle infezioni secondarie causate da batteri gram-positivi 27, 30, 31.

Inoltre, alcune ricerche hanno dimostrato che l’acido palmitoleico può aumentare la sintesi di elastina e collagene, proteine che mantengono la pelle giovane e riducono la comparsa e l’insorgenza delle rughe 32.

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