Troppi Antiossidanti: Fanno Male? 23 Feb 2018 | In X115

Introduzione

Nonostante il termine “Stress ossidativo” sia stato introdotto nel gergo medico oltre 35 anni fa, e nonostante la ricerca sia divenuta sempre più fine, individuando diversi protagonisti di questa condizione, ancora oggi l’uso di questo termine risulta inflazionato e spesso decontestualizzato dalla sua normale biologia.

Al giorno d’oggi, infatti, il termine Stress Ossidativo ha generalmente assunto un’accezione negativa, identificandosi con condizioni patologiche di varia natura o comunque con meccanismi patogenici clinicamente rilevanti

. Originariamente, con il termine Stress Ossidativo si indicava un disturbo nel normale bilanciamento tra sostanze pro-ossidanti ed antiossidanti a favore delle prime, senza alcuna correlazione con eventi morbosi. Nel tempo, questa definizione è stata leggermente modificata descrivendo un disequilibrio, tra gli ossidanti e gli antiossidanti a favore dei primi, responsabile dell’interruzione del normale signalling e controllo cellulare e di un danneggiamento molecolare.

Già con questa definizione il termine Stress Ossidativo assunse sicuramente una valenza negativa, ulteriormente appesantita dall’identificazione di varie sfaccettature quali: stress ossidativo nutrizionale, stress ossidativo post-prandiale, stress foto-ossidativo, stress reduttivo, stress nitrosattivo etc etc.

A fronte, quindi, di una migliore caratterizzazione degli eventi molecolari alla base di questa condizione, è stata tuttavia dimenticata e progressivamente abbandonata la base meccanicistica ed il suo ruolo nella normale biologia. Il tutto si è tradotto in una visione superficiale degli eventi biologici alla base del bilanciamento ossido-reduttivo della cellula, dimenticando quelle che sono le fisiologiche funzioni dei radicali liberi.

Il ruolo fisiologico delle specie reattive dell’ossigeno (ROS)

Prima di descrivere i potenziali danni indotti da un’inadeguata soppressione dei ROS, sarebbe opportuno considerare le principali funzioni biologiche di queste molecole. In ambito biologico e fisiologico, infatti, i ROS risulterebbero preziosi nel:

Quando troppi antiossidanti fanno male

Come accennato nel primo paragrafo, da sempre i ROS sono stati visti come nemici dell’organismo umano, ad esempio come fattori promuoventi l’instabilità genomica, l’infiammazione e il danneggiamento cellulare, quindi come potenziali fattori patogenici. Se oggettivamente l’eccesso di ROS, al di là della fisiologica produzione ed oltre i limiti potenzialmente detossificabili, costituirebbe un reale fattore di rischio per diversi stati morbosi, è tuttavia importante sottolineare come sia “la dose a farne veleno”.

Allo stesso modo, un eccesso di antiossidanti potrebbe deprimere le concentrazioni fisiologiche di ROS, impedendo a questi ultimi di espletare le proprie funzioni biologiche.

A sostegno di questa tesi, diverse evidenze in ambito oncologico avrebbero dimostrato come cellule tumorali, come quelle del polmone, inducendo l’espressione di diversi fattori proteici dotati di attività antiossidante, possano sopravvivere più a lungo anche in presenza di chemioterapia. I ROS, quindi, avrebbero un ruolo prezioso nel mediare gli effetti “citotossici” della chemioterapia, contribuendo così alla morte del clone neoplastico. Dati in linea con ulteriori evidenze, che vedrebbero, ad esempio, l’eccessivo consumo di Beta-carotene, nei pazienti espositi a fumo di sigaretta, amianto ed altri agenti trasformanti, implicato nella maggiore incidenza di patologie oncologiche del tratto respiratorio. Condizione in parte condivisa anche da alcuni fisiologi sportivi, che attribuirebbero all’eccessivo consumo di antiossidanti un’azione deleteria nei confronti della salute muscolare, con perdita di tutti quei meccanismi di adattamento muscolare, in grado, da un lato di potenziare il sistema di difesa antiossidante e dall’altro di ottimizzare le differenti vie metaboliche muscolari.

Infine, sarebbe opportuno valutare anche la tossicità cellulare di alcuni antiossidanti liposolubili, il cui sovradosaggio potrebbe indurre, oltre a variazioni del normale stato ossido-reduttivo, effetti collaterali clinicamente rilevanti.

Considerazioni

Nonostante la letteratura sia per lo più propensa a descrivere i benefici delle diverse strategie antiossidanti, sarebbe utile, alla luce delle nuove evidenze, riconsiderare il ruolo biologico dei ROS e i potenziali danni indotti da protocolli di supplementazione inadeguata.

Alla base di un’opportuna integrazione dovrebbe prima esserci l’attenta valutazione dello stato ossidativo e del potenziale sistema di difesa antiossidante del paziente, nonché un’attenta anamnesi atta a valutare le varie sfaccettature cliniche e le possibili implicazioni di natura farmacologica.

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