Omega 3: Funzioni, Dosaggio, Integrazione 23 Feb 2018 | In X115

Ruolo Biologico

Gli Omega 3 sono acidi grassi essenziali, fondamentali per la salute umana, caratterizzati dalla presenza del primo doppio legame tra il terzo ed il quarto atomo di carbonio.

Capeggiati dall’acido alfa linolenico (ALA), acido grasso a 18 atomi di carbonio, gli Omega 3 vedono i principali protagonisti della risposta biologica nell’acido eicosapentanoico (EPA), acido grasso a 20 atomi di carbonio con 5 doppi legami, e nell’acido docosaesanoico (DHA), acido grasso a 22 atomi di carbonio con 6 doppi legami.

Più precisamente, questi lipidi, rientrando nella costituzione delle membrane cellulari, ne assicurano l’opportuna fluidità, flessibilità e permeabilità, preservando il corretto network cellulare. Tale attività, apparentemente semplice e priva di ripercussioni biologiche, è invece importantissima, poiché sembra garantire:

Oltre all’azione strutturale, inoltre, gli Omega 3 intervengono nella sintesi di potenti mediatori chimici, noti come eicosanoidi, fondamentali nel controllare i processi infiammatori e l’aggregazione piastrinica. Da questi eicosanoidi hanno origine le prostaglandine e i trombossani della serie 3, oltre che il Leucotriene B5, noti proprio per l’attività antinfiammatoria.

A questa attività si deve:

Ancora da indagare adeguatamente, invece, è l’emergente attività modulatoria di questi lipidi e dei loro metabolit

i. Da recenti evidenze, infatti, sembrerebbe che gli Omega 3 possano modulare l’espressione genica intervenendo in differenti processi, come quello di differenziazione e proliferazione cellulare, potendo così partecipare attivamente al controllo della patologia oncologica.

Omega 3 e Prevenzione

Gli innumerevoli ruoli biologici hanno consentito agli Omega 3 di rientrare come protagonisti attivi nella prevenzione di differenti stati morbosi.

Più precisamente, l’opportuna integrazione con questi lipidi sembrerebbe:

Nonostante gli innumerevoli risultati osservati, i maggiori esperti del settore sono ancora al lavoro per caratterizzare al meglio tutte le potenzialità biologiche e cliniche degli Omega 3, soprattutto nel vasto contesto dell’oncologia e della medicina antiaging.

Omega 3: Fabbisogni

Poiché quadri carenziali non sembrano associarsi a specifiche patologie e soprattutto sono difficili da riconoscere, sarebbe necessario studiare la composizione delle membrane biologiche degli eritrociti per valutare i livelli di omega-3 nell’organismo.

Negli ultimi anni sono stati proposti dei dosaggi in grado di preservare il corretto contenuto organico di questi nutrienti. Generalmente, l’assunzione di almeno 500 mg tra EPA e DHA dovrebbe essere sufficiente a prevenire, in individui sani, potenziali carenze, sebbene tali concentrazioni andrebbero evidentemente adattate in corso di patologie metaboliche o infiammatorie.

Oltre al valore assoluto di Omega 3 assunti, sarebbe opportuno prestare attenzione al rapporto con gli Omega 6. Nelle diete occidentali, infatti, tale rapporto, decisamente sbilanciato verso gli Omega 6, costituirebbe uno dei principali fattori di rischio dietetici associati allo sviluppo di patologie cardiovascolari.

Al fine di mantenere un opportuno equilibrio, sarebbe preferibile mantenere il rapporto Omega 6:Omega 3 intorno ai 3-4 : 1.

Omega 3 negli Alimenti

Al contrario di quanto si possa apparentemente credere, è relativamente semplice reperire le opportune quantità di acidi grassi Omega 3 attraverso una dieta equilibrata.

Nei prodotti di origine vegetale come l’olio di colza, l’olio di semi di lino, le noci e la frutta secca in genere, è possibile reperire buone quantità del capostipite degli Omega 3, l’acido alfa linolenico.

Tuttavia, il basso rendimento metabolico – in termini di conversione dell’acido alfa linolenico in molecole biologicamente attive, come l’EPA ed il DHA – impone l’assunzione diretta di questi ultimi attraverso gli alimenti.

Ottime fonti di EPA e DHA sono rappresentate dal pesce azzurro – come aringhe, salmoni, sgombri e tonni – in grado di soddisfare, attraverso il consumo di una sola porzione, il fabbisogno giornaliero di un uomo adulto.

Appare evidente, quindi, come una dieta sana ed equilibrata possa abbondantemente appagare i fabbisogni nutrizionali di Omega 3.

Omega 3: Integratori e Tossicità

Il crescente interesse del panorama scientifico sull’utilità biologica e clinica degli Omega 3 ha facilitato la diffusione in commercio di specifici integratori a base di Omega 3. .

Nella maggior parte dei casi, in riferimento agli integratori di EPA e DHA, l’origine è animale ed in particolare dall’olio di fegato di merluzzo o dall’olio di un piccolo gamberetto noto come Krill.

Agenzie internazionali assicurano i livelli di purezza, in relazione soprattutto alle possibili contaminazioni da metalli pesanti, e all’assenza di ossidazione (si è precedentemente descritto il ruolo patogenico degli Omega 3 ossidati).

Tralasciando quindi possibili contaminazioni, i principali effetti collaterali legati al consumo di Omega 3 sarebbero da riportare

Decisamente più rari, invece, sarebbero gli effetti collaterali quali sanguinamento, immunodepressione o interazioni farmacologiche, previsti soprattutto per dosaggi “terapeutici” e pertanto supervisionati da personale medico.

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