Dieta Vegana – Luci ed Ombre – Funziona? Fa Male? Spiegato 29 Dic 2018 | In X115

Introduzione

Spinto da considerazioni etiche e religiose, da fattori relativi all’impatto ambientale e dai potenziali – seppur a volte illogici – benefici per la salute umana, un numero sempre maggiore di persone ha deciso di adottare regimi dietetici a base di vegetali:

Nonostante le diete Vegetariane, e quelle più radicali come le diete Vegane, stiano riscuotendo crescente successo nella popolazione mondiale, solo pochi anni fa l’American Dietetic Association esprimeva ragionevoli dubbi sull’adeguatezza nutrizionale e sui potenziali benefici di queste diete.

Fortunatamente, l’incremento esponenziale degli studi presenti in letteratura, relativamente all’efficacia e alla sicurezza di questi regimi dietetici, sta permettendo alle grandi organizzazioni internazionali di valutare con maggiore accuratezza la reale bontà delle diete vegetariane e soprattutto di quelle più estreme vegane.

Classificazione

Studi

Una rapida ricerca in letteratura dimostra come, nonostante il tema sia stato da sempre motivo di interesse nella comunità scientifica, negli ultimi anni il numero di studi relativi all’impatto della dieta vegana per la salute umana sia aumentato sensibilmente.

La time line, infatti, evidenzia come i lavori a riguardo siano raddoppiati negli ultimi 20 anni, utilizzando via via parametri statistici e valutazioni cliniche sempre più precise.

Nonostante questa importante caratteristica, persistono ancora molti limiti relativi alle metodiche di indagine. Omogeneità del campione analizzato, difficoltà nel rispettare regimi dietetici stabili, presenza di numerose variabili come fumo di sigaretta, alcool o stile di vita, assenza di studi a lungo termine ed eterogeneità genetica, rappresentano solo alcuni dei fattori incidenti sul risultato di tali studi.

Sicuramente, i suddetti rappresentano i limiti più importanti che impediscono alle varie società scientifiche di prendere una posizione netta e definitiva riguardo l’efficacia e la sicurezza delle diete vegetariane.

Possibili Benefici

Partendo dal presupposto di una dieta vegetariana o vegana adeguatamente bilanciata, i diversi studi presenti in letteratura sembrano concordare su alcuni benefici riconducibili  a questi protocolli dietetici.

Controllo del peso corporeo

Quasi tutti gli studi sembrano concordare sull’efficacia delle diete vegetariane e vegane nel controllo del peso corporeo.

In molti lavori, infatti, si osserva una riduzione media di circa 7kg  per gli uomini e di 3kg per le donne osservando un regime dietetico vegano. Tuttavia, questi risultati sembrano più marcati nel passaggio da una dieta onnivora ad un dieta vegana, stabilizzandosi invece nel lungo termine.

Altri studi molto interessanti dimostrano come l’indice di massa corporeo tenda a crescere progressivamente passando da una dieta vegana ad una latto-ovo vegetariana ad una semivegetariana, per risultare massimo negli onnivori.

Le modificazioni dietetiche indotte da questi regimi alimentari vegetariani sembrano tuttavia ridurre sensibilmente il normale apporto calorico, spostando gran parte dell’energia verso i carboidrati a discapito soprattutto dei grassi, in particolare di quelli saturi.

Controllo del rischio cardiovascolare

Anche in questo senso, gran parte degli studi sembra concorde nel ritenere la dieta vegana efficace nel controllare i principali fattori di rischio cardiovascolare.

Più precisamente, questo regime dietetico sembrerebbe avere utili ripercussioni:

Questi dati, quindi, sembrerebbero avvalorare l’azione preventiva di una dieta a base di vegetali.

Controllo degli equilibri ormonali

Interessanti studi hanno associato all’utilizzo di una dieta vegana il controllo di alcuni marcatori ormonali, soprattutto in donne affette da patologie dismetaboliche. Il consumo di una dieta vegana a basso tenore di grasso, sembrerebbe infatti garantire un miglior equilibrio tra gli ormoni sessuali.

Benefici analoghi si sono osservati nella patologia diabetica, dove la riduzione del carico glicemico complessivo della dieta, e la quasi assenza di acidi grassi saturi, ottimizzerebbe secrezione e funzionalità dell’insulina. Controllo ormonale che è risultato particolarmente importante soprattutto nella prevenzione della patologia diabetica.

Controllo sull’invecchiamento

Recenti studi si sono concentrati anche sulle potenziali applicazione della dieta vegana in medicina antiaging. I dati ottenuti sono stati molto interessanti, dimostrando il notevole incremento delle difese antiossidanti endogene ed un sensibile decremento dello stress ossidativo.

Conoscendo il ruolo determinante delle specie reattive dell’ossigeno nel processo di invecchiamento, si potrebbe quindi facilmente associare alla dieta vegana un’azione antiossidante ed antiaging.

Effetti sulla patologia oncologica

Nonostante le evidenze a riguardo siano ancora statisticamente poco rilevanti, e soprattutto inficiate dalla presenza e persistenza di numerosi variabili, la dieta vegana sembra esercitare un ruolo preventivo nel confronti della patologia oncologica.

In differenti studi, molti dei quali condotti sulla popolazione europea, si osserva infatti una riduzione significativa dell’incidenza di cancro nella popolazione vegana e vegetariana, con un sensibile decremento della mortalità complessiva. I dati divengono ancor più rilevanti se concentrati su specifiche patologie oncologiche come il Carcinoma del colon.

A tal proposito uno studio condotto sugli Avventisti, ha dimostrato  una riduzione dell’8% del rischio di tumore in generale, con picchi del 23 e del 35% in riferimento a patologie oncologiche specifiche, come il cancro del colon e della prostata. Discorso analogo nel campione femminile in riferimento al carcinoma mammario.

Potenziali Rischi

Nonostante i spunti di riflessione, relativi ai benefici derivati da una dieta vegana, siano particolarmente interessanti, lo stesso protocollo dietetico potrebbe esporre il paziente a seri rischi.

Deficit proteico

Nonostante la dieta vegana possa – se opportunamente bilanciata – fornire tutte le proteine necessarie a soddisfare il fabbisogno nutrizionale di qualsiasi individuo, spesso il primo approccio a questi regimi dietetici è caratterizzato dal “fai da te”.

Un’errata combinazione degli alimenti, tra l’altro molto comune tra i meno esperti, potrebbe infatti determinare un deficit complessivo di proteine o selettivo di specifici aminoacidi essenziali, inducendo pertanto uno stato carenziale. Quest’ultimo potrebbe ripercuotersi negativamente sullo stato di salute del paziente, inducendo soprattutto a lungo termine e nell’anziano condizioni croniche come la sarcopenia.

Deficit di minerali

Un altro importante settore a rischio nelle diete vegane è rappresentato dal corretto apporto di specifici minerali, come il Calcio e il Ferro. Nonostante le fonti vegetali possano presentare quantità anche significative di questi minerali, il reale problema è rappresentato dalla biodisponibilità.

Lo scarso assorbimento del Ferro Non-Eme, la persistenza di fitati ed ossalati nelle verdure e nei legumi, infatti, potrebbe a lungo andare compromettere seriamente differenti funzioni biologiche, soprattutto in caso di limitate capacità di assorbimento intestinale, tipiche ad esempio degli anziani.

Condizioni in acuto, come astenia e stato anemico, o croniche, come l’osteoporosi, potrebbero infatti minare lo stato di salute di soggetti vegani con diete non equilibrate.

Deficit di Vitamina B12

Abbiamo precedentemente descritto come le diete Vegane siano caratterizzate da un elevatissimo consumo di frutta, vegetali, legumi, cereali, frutta secca e semi oleaginosi. e completamente prive di prodotti di origine animale.

Fonti autorevoli associano a questo stile dietetico una carenza, talvolta clinicamente rilevante, di Vitamina B12.

Nonostante siano ancora aperti dibattiti relativi alla definizione di Deficit di Vitamina B12, considerando l’eterogeneità clinica dei sintomi, diversi studi condotti sulla popolazione europea e su quella italiana, dimostrano come le concentrazioni plasmatiche di Vitamina B12 siano sensibilmente più basse nei vegani rispetto gli onnivori.

Questa carenza giustificherebbe in parte l’incremento ematico di Omocisteina, fattore di rischio cardiovascolare, che si osserva nei Vegani, e che invece risulta sensibilmente più limitato negli onnivori sottoposti a dieta Mediterranea. A più ampio spettro, quindi, nonostante la dieta Vegana risulti protettiva per altri parametri associati al rischio cardiovascolare – come l’indice di massa corporeo, la concentrazione plasmatica di colesterolo totale, la concentrazione plasmatica di colesterolo LDL ed HDL – il deficit di vitamina B12 potrebbe avere delle ripercussioni negative su fattori pro-aterosclerotici, come lo spessore delle tonache intima e media delle carotidi e la funzionalità endoteliale arteriosa.

Eccesso di Fibre

Nonostante le fibre rappresentino un importante alleato per la salute umana, e probabilmente uno dei responsabili dell’azione preventiva delle diete vegane nei confronti delle patologie oncologiche gastro-enteriche, in talune condizioni l’eccesso di questi elementi potrebbe risultare dannoso.

Patologie infiammatorie intestinali in fase acuta, disbiosi o deficit nutrizionali, rappresentano infatti alcuni dei principali stati in cui l’eccesso di fibre potrebbe rivelarsi dannoso.

Sarebbe pertanto opportuno che in tali condizioni la dieta vegana risultasse supervisionata da un Nutrizionista.

Conclusioni

In linea con le principali società scientifiche internazionali, la dieta Vegetariana e quella Vegana potrebbero rappresentare un valido alleato per la salute umana.

Tuttavia, i potenziali benefici potrebbero nascondere lacune dietetiche e nutrizionali tali da compromettere a lungo termine il proprio stato di salute.

Per questo motivo, sarebbe opportuno che regimi dietetici di questo genere fossero supervisionati da professionisti del settore.

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