INDICE ARTICOLO
Cosa Sono
Gli omega 3 sono una famiglia di acidi grassi di primaria importanza per la salute umana.
Questa famiglia è capeggiata dall’acido alfa linolenico (ALA) e comprende – tra gli altri – anche:
- acido eicosapentanoico (EPA);
- acido docosaesanoico (DHA).
EPA e DHA rappresentano i due principali protagonisti delle funzioni biologiche degli omega-3 e dei loro benefici per la salute 1.
Il corpo umano può sintetizzare EPA e DHA a partire dall’ALA. Tuttavia, l’efficacia di questa conversione è scarsa, soprattutto negli anziani 2, 3.
Pertanto, è importante assumere adeguate quantità di EPA e DHA con la dieta, in particolare attraverso il pesce.
Funzioni
Ruolo Strutturale
I grassi omega 3 rientrano nella costituzione delle membrane cellulari, dove assicurano l’opportuna fluidità, flessibilità e permeabilità di membrana.
Dal punto di vista strutturale, quest’azione è importante per garantire:
- l’opportuna funzionalità della retina;
- il mantenimento dell’integrità della guaina mielinica e del network neuronale.
Il DHA, in particolare, è altamente concentrato nel cervello, nella retina, nei testicoli e nel liquido seminale, risultando essenziale per il corretto sviluppo del feto.
Il DHA rappresenta il 40% degli acidi grassi polinsaturi presenti nel cervello e il 60% di quelli della retina 4, 5.
Azione Antinfiammatoria
Oltre all’azione strutturale, gli omega 3 intervengono nella sintesi di potenti mediatori chimici, noti come eicosanoidi.
Queste sostanze, dette anche "resolvine" (per la capacità di "risolvere l’infiammazione"), sono fondamentali nel controllare i processi infiammatori e l’aggregazione piastrinica.
Alla loro azione antinfiammatoria si devono i potenziali benefici di una dieta ricca di omega-3, come:
- l’azione antiflogistica e immuno-modulatoria osservata in differenti condizioni infiammatorie croniche e autoimmuni, tra cui l’artrite reumatoide, il morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la psoriasi, il lupus eritematoso, la sclerosi multipla e altro 6, 7.
- L’attività preventiva nei confronti delle patologie cardiovascolari.
Gli studi hanno costantemente osservato una connessione tra una maggiore assunzione di omega-3 e una ridotta infiammazione 8, 9, 6. In uno studio RCT di 12 settimane su 109 anziani senza problemi di salute noti, l’integrazione di omega-3 (500mg/die di EPA + 500 mg/die di DHA), in associazione a un multivitaminico, ha ridotto diversi indici di infiammazione rispetto al placebo 9a.
Omega 3 e Prevenzione
Gli innumerevoli ruoli biologici di questi acidi grassi rendono l’adeguata assunzione di omega 3 (attraverso specifici integratori ma soprattutto tramite la normale dieta) potenzialmente utile per:
- garantire, durante la gravidanza, l’opportuno sviluppo del sistema visivo e neurologico del nascituro;
- prevenire l’insorgenza di patologie degenerative e ossidative della retina;
- prevenire l’incidenza di patologie coronariche acute;
- ritardare le complicanze neurologiche associate a patologie cronico-degenerative come l’Alzheimer;
- migliorare il quadro metabolico in pazienti affetti da diabete;
- prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari;
- migliorare il quadro clinico in corso di patologie autoimmuni o patologie infiammatorie intestinali;
- migliorare il decorso clinico di patologie respiratorie come l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva;
- prevenire l’overtraining in atleti sottoposti a esercizio fisico intenso;
- migliorare il decorso clinico in corso di patologie psichiatriche.
Nonostante gli innumerevoli risultati osservati, i maggiori esperti del settore sono ancora al lavoro per caratterizzare al meglio tutte le potenzialità biologiche e cliniche degli Omega 3, soprattutto nel vasto contesto dell’oncologia e della medicina antiaging.
Omega 3 negli Alimenti
Fortunatamente, è abbastanza semplice reperire le opportune quantità di acidi grassi omega 3 attraverso una dieta equilibrata.
Nei prodotti di origine vegetale come l’olio di colza, l’olio di semi di lino, le noci e la frutta secca in genere, è possibile reperire buone quantità del capostipite degli Omega 3, l’acido alfa linolenico.
Tuttavia, il basso rendimento metabolico – in termini di conversione dell’ALA in molecole biologicamente attive, come l’EPA ed il DHA – impone l’assunzione diretta di questi ultimi attraverso gli alimenti.
Ottime fonti di EPA e DHA sono rappresentate dal pesce azzurro, come aringhe, salmoni, sgombri e tonni. In tal senso, una sola porzione di questi pesci soddisfa ampiamente il fabbisogno giornaliero di un uomo adulto.
| Acido Grasso Omega-3 | Alimenti Ricchi |
| ALA | Alimenti come semi di lino, olio di semi di lino, olio di canola, semi di chia, noci, semi di canapa e soia |
| EPA | Prodotti ittici, come il pesce grasso e l’olio di pesce. |
| DHA | Come l’EPA, si trova principalmente nei prodotti di origine animale come il pesce grasso e l’olio di pesce. |
Integratori di Omega 3
Il crescente interesse del mondo scientifico sull’utilità biologica di questi grassi ha facilitato la diffusione di specifici integratori a base di Omega 3, specialmente di EPA e DHA.
Nella maggior parte dei casi, l’origine di questi integratori è animale e può includere:
- oli di pesce (estratti da pesci grassi come acciughe, sgombri e salmoni);
- olio di fegato di merluzzo;
- olio di krill (estratto da piccole creature marine invertebrate, simili a minuscoli gamberetti).
Diverse agenzie internazionali assicurano i livelli di purezza, in relazione soprattutto alle possibili contaminazioni da metalli pesanti e all’assenza di ossidazione.
Per chi è alla ricerca di "omega 3 vegani" sono disponibili prodotti estratti da alghe marine (fitoplancton), ad alto tenore di DHA ed EPA 10, 11.
Tipi di Integratori
| Tipo di Integratore | Vantaggi | Svantaggi |
| Olio di Pesce |
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| Olio di Fegato di merluzzo |
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| Olio di Krill |
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| Olio di Alghe |
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| Oli vegetali ricchi di ALA (di lino, di canapa ecc.) |
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Trigliceridi e Salute del Cuore
L’integrazione con dosi importanti di EPA e DHA (2-4g/die) riduce i livelli di trigliceridi nel sangue dal 15% al 50%. Tale beneficio è ormai ben assodato e dimostrato in letteratura 12, 13, 14, 15.
Tuttavia rimane da chiarire se l’integrazione di omega-3 possa effettivamente proteggere dalle malattie cardiache e ridurre il rischio di morte in chi le ha già subite.
Teoricamente, gli omega-3 possono ridurre il rischio di patologie cardiovascolari:
- abbassando i trigliceridi nel sangue;
- abbassando la pressione arteriosa (vedi oltre);
- aumentando il colesterolo buono HDL 16, 17, 18;
- riducendo i valori di colesterolo totale e "cattivo" (prove discordanti) 19, 20;
- prevenendo la formazione di coaguli del sangue 21, 22.
Anche secondo una meta-analisi di 9 studi clinici RCT su 595 bambini e adolescenti con sovrappeso od obesità, l’integrazione con acidi grassi omega-3 ha migliorato i marcatori della salute cardiometabolica, tra cui il BMI (-0,39 kg/m2), i trigliceridi (-23,54 mg/dl) e l’HOMA-IR (-0,38). A dosaggi superiori a 1,5 grammi al giorno, le riduzioni del BMI (-0,43 kg/m2) e dei trigliceridi (-56,4 mg/dl) sono state ancora maggiori, ma si è osservato anche un aumento medio del colesterolo LDL (+ 13,7 mg/dl) 22a.
I Benefici della Dieta
In effetti, secondo una meta-analisi, il rischio di incidenza e mortalità per malattie cardiovascolari diminuisce del 4% ogni incremento di 20 grammi al giorno nel consumo di pesce 23.
Inoltre, ogni aumento di 1 grammo nell’apporto quotidiano di ALA sembra associato a un rischio di malattie cardiache inferiore del 10% 24.
Secondo una meta-analisi di 10 studi di coorte prospettici su un totale di 15.783 adulti, livelli più elevati di omega-3 nel sangue sono associati a un minor rischio di mortalità (-45%) per malattie cardiovascolari 24a.
I Dubbi sugli Integratori
Mentre l’apporto con la dieta sembra particolarmente benefico, non ci sono prove convincenti che l’integrazione di omega tre possa avere un effetto cardioprotettivo.
In effetti, una revisione completa del database Cochrane (79 studi su oltre 112.000 partecipanti totali) non ha riscontrato vantaggi significativi dell’integrazione di omega-3/olio di pesce sulle malattie cardiache e sulla relativa mortalità 25.
Un altro studio che ha incluso 25.871 partecipanti è giunto alla stessa conclusione 26.
Più recentemente, una meta-analisi di 14 studi randomizzati controllati, l’aggiunta di acidi grassi omega-3 alla terapia con statine ha ridotto l’incidenza di diversi tipi di eventi cardiovascolari 26a.
In particolare, ha ridotto l’incidenza di infarto miocardico (-28%), eventi cardiovascolari avversi maggiori (-15%), angina instabile (-25%) e ospedalizzazione per angina instabile (-25%) rispetto ai partecipanti che ricevevano placebo + una statina.
Inoltre, ha migliorato i livelli di lipidi nel sangue (colesterolo totale, trigliceridi) e PCR rispetto alla sola terapia con statine 26a.
Ipertensione
Secondo una meta-analisi completa di 70 studi clinici, l’integrazione con omega-3 da olio di pesce (EPA + DHA) riduce leggermente la pressione sanguigna 27.
I benefici osservati comprendevano una riduzione media della pressione massima di 2,5-5,5 mmHg e di quella minima di 1,5-3,5 mmHg. Gli effetti apparivano più pronunciati nelle persone con ipertensione moderata non trattata.
In effetti, un’altra analisi di 31 studi ha concluso che l’assunzione di olio di pesce può abbassare efficacemente la pressione sanguigna, specialmente nei pazienti con pressione alta o ipercolesterolemia 28.
Umore e Depressione
Secondo gli studi, le persone che assumono regolarmente omega-3 hanno meno probabilità di essere depresse 29, 30.
Al contrario, bassi livelli di omega-3 sono stati segnalati in pazienti con disturbi psichiatrici 29.
Molteplici revisioni cliniche e meta-analisi hanno anche riscontrato alcuni benefici dell’integrazione di olio di pesce/omega-3 sui sintomi della depressione. Tuttavia, i benefici osservati sono stati lievi e i ricercatori hanno sottolineato la bassa qualità delle prove disponibili 31, 32, 33.
Inoltre, gli studi fanno notare che, fra tutti gli omega-3, l’EPA sembra essere il migliore nel combattere la depressione 34.
L’integrazione con questi acidi grassi può anche ridurre il comportamento violento 35, così come la frequenza degli sbalzi d’umore e delle ricadute nei pazienti con schizofrenia e disturbo bipolare 29, 36, 37.
