Filler all’Acido Polilattico – Benefici, Rischi, Risultati 23 Feb 2018 | In X115

 

Introduzione

Il danno indotto dalle radiazioni ultraviolette, la persistenza di fattori inquinanti, la dieta disequilibrata e il fisiologico processo di invecchiamento cutaneo, espongono gradualmente la cute alla comparsa di segni via via più evidenti, tanto da diventare veri e propri solchi. Più precisamente, la perdita del normale grado di idratazione tessutale, l’assottigliamento progressivo del derma e l’appiattimento della giunzione epidermica insieme agli inestetismi “cromatici” della cute, conferiscono alla pelle del volto un aspetto sofferente e particolarmente invecchiato. Contestualmente, la perdita della normale tonicità dei muscoli del volto da un lato e la lipoatrofia dall’altro, determineranno il vero e proprio cedimento di regioni cutanee in prossimità della regione oculare, glabellare, perilabiale e mentoniera. In questo ampio scenario hanno assunto particolare rilievo i cosiddetti “riempitivi”, ossia prodotti generalmente iniettabili sottocute in grado di ridurre i tipici segni dell’invecchiamento come rughe e solchi.

Fillers a base di acido polilattico

I fillers a base di acido polilattico rientrano categoricamente tra i fillers bioriassorbibili, utilizzati per la prima volta nel 1997 in Francia per la correzione della lipodistrofia del volto correlata a terapia antiretrovirale. Il successo ottenuto in questo episodio ha successivamente facilitato l’estensione di tale tecnica anche alla medicina estetica ed antiaging. L’acido polilattico, infatti, è un biomateriale sintetico, chimicamente un poliestere alifatico, bioriassorbibile nel tempo e immunologicamente inerte, così da non elicitare reazioni immunologiche. Il suo particolare vantaggio, oltre alla totale biocompatibilità, è rappresentato sia dal graduale bioriassorbimento, che avviene in seguito ad idrolisi e solubilizzazione, sia dalla capacità di stimolare la sintesi di collagene. Infatti, l’azione riempitiva indotta da questo filler è solo in parte legata al fattore volumetrico associato all’iniezione; più importante è invece la capacità dell’acido polilattico di indurre la sintesi di collagene ad opera dei fibroblasti. Sarà quindi la deposizione di nuove fibre collagene nei successivi 30 – 40 giorni, a determinare il riempimento del solco in maniera naturale. Questi risultati sono chiaramente supportati da evidenze sperimentali istologiche, che nelle biopsie delle regioni trattate dimostrano come in circa 12-30 mesi si assista ad una progressiva ma totale degradazione dell’acido polilattico con completo riassorbimento, e alla successiva deposizione di fibre collagene. Resta tuttavia ancora da caratterizzare a pieno il tipo di collagene neodeposto e l’eventuale evoluzione fibrotica della risposta. Indicazioni all’uso di fillers all’acido polilattico Le principali indicazioni all’uso dei fillers a base di acido polilattico sono rappresentate da :

Come si effettua il trattamento Il protocollo di trattamento con fillers all’acido polilattico prevede solitamente 2-4 sedute separate tra loro da intervalli di 4 – 6 settimane. Evidentemente, il numero di sedute e la durata del trattamento dipenderanno strettamente dalla regione trattata, dal tipo di cute e chiaramente dall’inestetismo da correggere. Il trattamento è solitamente poco invasivo e poco doloroso, tuttavia talvolta l’aggiunta alla preparazione di anestetici locali come la lidocaina potrebbe rendere decisamente più tollerabile l’intero ciclo di iniezioni.

Esiti del trattamento

I trattamenti con fillers a base di acido polilattico espletano il loro migliore risultato dopo 2-3 sedute, quando la sintesi di neocollagene inizia a divenire quantitativamente apprezzabile. Solitamente una correzione completa ha un’emivita di circa 18 mesi, che può tuttavia prolungarsi nel tempo, grazie ad eventuali sedute o tecniche di mantenimento, anche mediante uso di integratori specifici. Questo metodo consente di trattare anche aree vaste, garantendo un effetto naturale ed elastico che non influenza la mimica facciale, purché il trattamento venga effettuato da un medico esperto con tutti i requisiti e le abilità. Solitamente, l’area appena trattata può presentare piccoli segni come eritemi, ecchimosi, edema e rossore; tutti fortunatamente reversibili in pochi giorni. Solo alcuni pazienti riferiscono sensazione di calore e di tensione nell’area trattata, che tuttavia tende a regredire spontaneamente. Le complicanze clinicamente più gravi, invece, risulterebbero associate per lo più a tecniche iniettive errate e non appropriate.

Controindicazioni

L’iniezione intradermica di acido polilattico è generalmente controindicata durante la gravidanza e l’allattamento, in presenza di patologie sistemiche su base autoimmune o di patologie dermatologiche degne di nota clinica.

Bibliografia

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