Vitamina D in Menopausa | Carenze, Benefici, Dosi 10 Nov 2020 | In X115

Che Cos’è

Nelle donne in menopausa, mantenere adeguati livelli di vitamina D risulta particolarmente importante per la salute ossea e metabolica.

L’importanza della vitamina D in menopausa è tale che spesso viene prescritta dai medici, sia in chiave preventiva che terapeutica.

La vitamina D è necessaria per la salute generale dell’organismo ed è importantissima per mantenere ossa forti (grazie alla capacità di aumentare l’assorbimento di calcio nell’intestino).

L’osso è un tessuto vivo che viene costantemente rimodellato. Tuttavia, con l’avanzare dell’età, in particolare durante la menopausa, i tassi di disgregazione ossea superano i tassi di costruzione.

Nel tempo, la densità ossea può diminuire e alla fine può svilupparsi l’osteoporosi 1.

Il ruolo principale dell’integrazione di vitamina D in menopausa è quello di prevenire o trattare l’osteoporosi. A tale scopo, la vitamina D può essere associata ad altri integratori, come calcio e magnesio, o a farmaci specifici come i bisfosfonati.

Inoltre, la vitamina D sembra svolgere un ruolo significativo in una varietà di funzioni e malattie extra-scheletriche, tra cui infezioni, diabete, malattie cardiovascolari, iperlipidemia, cancro e malattie autoimmuni e neurologiche.

Carenza di Vitamina D

La carenza di vitamina D è considerata un problema di salute pubblica perché ha un’elevata prevalenza a livello mondiale e può contribuire a una varietà di malattie acute e croniche.

La carenza di vitamina D è quindi molto comune; inoltre, la sua incidenza aumenta con l’età ed è piuttosto diffusa dopo la menopausa.

Ciò può essere dovuto a diversi fattori, come 1:

Le donne con pelle scura, sovrappeso od obese, vegane o con scarsa esposizione solare hanno un maggiore rischio di sviluppare gravi carenze di vitamina D.

Uno studio ha stimato che circa il 28,8% delle donne e il 13,6% degli uomini italiani di età superiore a 65 anni aveva una carenza di vitamina D, mentre i suoi livelli erano insufficienti nel 74,9% delle donne e nel 51,0% degli uomini 2.

In un altro studio, è stato stimato che il 76% delle donne italiane di età superiore a 70 anni presenta una grave carenza di vitamina D (< 12 ng/ml) alla fine dell’inverno 3. Nei soggetti istituzionalizzati o con patologie sottostanti, la percentuale di soggetti con ipovitaminosi D era ancora maggiore.

Sebbene la carenza di vitamina D sia comune a tutti i gruppi di età, è particolarmente diffusa tra le donne dopo la menopausa, probabilmente a causa della scarsa esposizione alla luce solare e dell’assunzione insufficiente di vitamina D dalla dieta 4.

Bassi livelli di vitamina D sono associati a un maggiore rischio di:

Carenza di Vitamina D e Osteoporosi

L’osteoporosi è caratterizzata da una bassa massa ossea e da un deterioramento strutturale del tessuto osseo, che aumenta la fragilità dello scheletro e il rischio di fratture.

L’osteoporosi colpisce un terzo delle donne di età compresa tra 60 e 70 anni e due terzi delle donne di età pari o superiore a 80 anni 26.

L’organismo necessita di calcio per mantenere le ossa forti e svolgere molte importanti funzioni.

Ad esempio, il corpo ha bisogno di calcio affinché i muscoli si contraggano e i nervi trasmettano messaggi tra il cervello e ogni parte del corpo.

Dal punto di vista biologico, queste funzioni sono prioritarie; pertanto, in condizioni di carenza di calcio, l’organismo "sacrifica le ossa" attingendo da esse la quota di calcio necessaria.

Quando c’è poco calcio nel sangue, interviene l’ormone paratiroideo (paratormone), che mobilizza il calcio dalle ossa per mantenere stabile la sua concentrazione nel sangue.

Parallelamente, aumenta l’attivazione della vitamina D, che favorisce l’assorbimento di calcio nell’intestino, e si riduce la quota di calcio persa con le urine.

La carenza di vitamina D determina un assorbimento insufficiente di calcio nell’intestino. Ciò aumenta la secrezione di paratormone e il conseguente riassorbimento osseo. Di conseguenza, le ossa entrano in sofferenza e aumenta il rischio di osteoporosi e fratture 27.

Un’indagine multinazionale su oltre 2.600 donne in postmenopausa con osteoporosi, ha rivelato che il 31% dei soggetti aveva una carenza di vitamina D, con concentrazioni ematiche inferiori a 20 ng/ml (50 nmol/l) 28.

Bassi livelli ematici di vitamina D sono associati a una minore densità minerale ossea, difetti di mineralizzazione e aumentato rischio di fratture ossee 29, 30, 31, 32.

La vitamina D è necessaria anche per il normale sviluppo e crescita delle fibre muscolari. Pertanto, livelli inadeguati di vitamina D possono influire negativamente sulla forza muscolare e portare a debolezza e dolore (miopatia).

Una buona efficienza muscolare è importante per prevenire le cadute nell’anziano, riducendo di conseguenza il rischio di fratture ossee.

Benefici

L’integrazione di vitamina D in menopausa non è una panacea per tutte le malattie; tuttavia apporta diversi benefici per la salute, soprattutto in alcune popolazioni sensibili, come quelle carenti di vitamina D.

Vitamina D e Osteoporosi

Nelle donne in menopausa di età compresa tra 50 e 65 anni, bassi livelli di vitamina D sono associati ad alterazioni dei marker di turnover osseo.

L’integrazione con vitamina D può aiutare a normalizzare questi parametri e ad aumentare la densità minerale ossea 33, 34, 35.

Gli studi dimostrano che negli adulti di età pari o superiore a 50 anni, l’integrazione di vitamina D a dosi adeguate, in combinazione con il calcio, può avere effetti benefici sulla densità minerale ossea, sulle fratture osteoporotiche e sulle cadute 36, 37, 38.

In uno studio su donne anziane (84 anni di età media) che hanno ricevuto 1.200 mg di calcio e 800 UI di vitamina D3 al giorno per 3 anni, il rischio di frattura dell’anca si è ridotto del 43% e il rischio di fratture, in generale, è stato ridotto del 32% 39.

Uno studio osservazione che ha seguito più di 72.000 donne in postmenopausa per 18 anni ha rilevato che coloro che assumevano almeno 600 UI/die di vitamina D dalla dieta e dagli integratori avevano un rischio di frattura osteoporotica dell’anca inferiore del 37%, rispetto alle donne che assumevano meno di 140 UI/die di vitamina D 40.

I benefici della vitamina D per l’osteoporosi rimangono comunque controversi. Sembrerebbero infatti validi soprattutto in chiave preventiva, specialmente negli individui carenti e nei soggetti istituzionalizzati; inoltre, la vitamina D dovrebbe associarsi a un’adeguata assunzione di calcio 41.

Una meta-analisi di 11 studi randomizzati e controllati con placebo, su un totale di 52.915 persone anziane (di cui il 69% erano donne in postmenopausa), ha osservato che l’integrazione di vitamina D (300-1.000 UI/giorno) e calcio (500-1.200 mg/giorno) per un massimo di 7 anni ha portato a una riduzione del 12% del rischio di nuove fratture 42.

Un’altra meta-analisi di studi ha concluso che il rischio di nuove fratture era significativamente ridotto nei soggetti (uomini anziani e donne in postmenopausa) che avevano ricevuto un’integrazione di vitamina D e calcio, rispetto ai controlli 43.

Le donne in menopausa che non sono carenti di vitamina D potrebbero non trarre beneficio dall’integrazione di questa vitamina. Tuttavia, le donne che soffrono di osteoporosi e hanno un basso livello di vitamina D dovrebbero ricevere un’integrazione di questa vitamina come agente antifrattura 44.

Vitamina D e Salute Metabolica

La sindrome metabolica o sindrome x è caratterizzata dalla coesistenza di molteplici condizioni che aumentano il rischio di varie malattie (come diabete di tipo 2, patologie cardiache e ictus).

Livelli insufficienti e carenti di vitamina D sono associati a un aumentato rischio di sindrome metabolica nelle donne in postmenopausa 44.

Ricordiamo brevemente che l’insufficienza o carenza di vitamina D si valuta sulla base dei livelli ematici di di 25(OH)D.

Interpretazione dei livelli ematici di 25(OH)D.
Definizionenmol/l*ng/ml*
Carenza< 50< 20
Insufficienza*50-7520-30

Sebbene non si possa parlare di vera e propria carenza, valori di vitamina D inferiori a 30 ng/ml sono stati associati a una lunga lista di malattie croniche 6.

Una revisione e meta-analisi di 18 studi prospettici di coorte su oltre 210.000 partecipanti seguiti in media per 10 anni, ha osservato che gli individui con i più alti livelli circolanti o di assunzione di vitamina D (terzo superiore), avevano un rischio inferiore del 19% di diabete di tipo 2 e del 14% di sindrome metabolica, rispetto ai soggetti con livelli circolanti o di assunzione nel terzo inferiore 5.

Secondo una revisione, l’integrazione di vitamina D in menopausa riduce significativamente i valori di trigliceridi, insulina e glicemia a digiuno. Nelle donne con prediabete e bassi livelli di 25(OH)D, l’integrazione di vitamina D può migliorare la sensibilità all’insulina 44.

In uno studio, l’integrazione di calcio (1.000 mg/die) e vitamina D (400 UI/die) ha ridotto leggermente l’entità dell’aumento di peso rispetto al placebo nelle donne in menopausa, specialmente in quelle con un’assunzione di calcio totale al basale inferiore a 1.200 mg/giorno 45.

Inoltre, diversi studi hanno suggerito che l’integrazione concomitante di vitamina D e calcio riduce potenzialmente i depositi di grasso centrali, specialmente nei soggetti con un basso apporto di calcio nella dieta 46.

Tuttavia, una meta-analisi di 12 studi sull’integrazione di vitamina D ha rilevato che gli integratori di vitamina D assunti da soli, senza associarli alla restrizione calorica, non hanno influenzato il peso corporeo o la massa grassa rispetto al placebo 47.

Vitamina D e Cancro al Seno

Alcuni studi osservazionali supportano un’associazione inversa tra i livelli di vitamina D e il rischio e la mortalità di cancro al seno. Tuttavia, i dati sono contrastanti.

Una meta-analisi di 14 studi osservazionali (9.110 casi e 16.244 controlli) ha riportato una riduzione del 16% del rischio complessivo di cancro al seno nelle donne in menopausa, confrontando il quantile più alto delle concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D con quello più basso 48.

Inoltre, una meta-analisi di studi condotti su pazienti nella fase iniziale del cancro al seno ha identificato associazioni tra uno stato di vitamina D inadeguato e un aumento dei rischi di recidiva e morte 49.

Le prove da studi randomizzati controllati sono attualmente troppo limitate per capire se l’integrazione di vitamina D possa ridurre l’incidenza di cancro al seno 50.

Vitamina D e Salute Vaginale

La menopausa è associata all’insorgenza di sintomi climaterici dovuti a bassi livelli di estrogeni, che possono anche causare problemi come secchezza vaginale e dolore durante i rapporti.

Secondo una revisione, dei 6 studi esaminati, due hanno dimostrato che la somministrazione di vitamina D ha migliorato la crescita e la differenziazione delle cellule epiteliali vaginali, migliorato il pH vaginale e diminuito la secchezza vaginale nelle donne in menopausa 51.

Gli Autori concludono che, nonostante il basso livello di evidenza, la vitamina D può migliorare la salute vaginale delle donne, specialmente durante la menopausa.

Vitamina D e Salute Immunitaria

La vitamina D svolge un ruolo importante nel sistema immunitario e ha effetti sia sulla risposta immunitaria innata che su quella adattativa 52, 53.

Svariati studi hanno dimostrato che la carenza di vitamina D aumenta il rischio di sviluppare alcune infezioni batteriche e virali. Gli scienziati pensano che la vitamina D possa essere importante anche per tenere a bada l’infiammazione eccessiva 54 55, 56, 57.

Complessivamente, studi randomizzati e controllati indicano che l’integrazione giornaliera con vitamina D può ridurre il rischio di infezioni del tratto respiratorio superiore, tra cui il raffreddore, l’influenza e la polmonite 58, 59, 60.

Per approfondire, leggi: Vitamina D e Sistema Immunitario »

Vitamina D e Depressione

La carenza di vitamina D è un fattore di rischio per la depressione, in particolare negli anziani.

Alcuni studi hanno rilevato che bassi livelli di vitamina D sono correlati a sentimenti depressivi e che l’assunzione di vitamina D in persone carenti contribuisce a migliorare la depressione, inclusa la depressione stagionale che si verifica durante i mesi più freddi 61, 62.

Inoltre, la carenza di vitamina D è stata associata a un’ampia gamma di malattie psichiatriche e neurologiche, umore basso, problemi di memoria e demenza 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15.

Tuttavia, non sappiamo se l’integrazione di vitamina D possa migliorare i disturbi dell’umore associati alla menopausa, dato che questa relazione non è stata adeguatamente studiata 63.

Dosi e Modo d’uso

Tipi di Vitamina D

L’integrazione di vitamina D può essere eseguita con colecalciferolo (vitamina D3), ergocalciferolo (vitamina D2) o calcifediolo [25(OH)D].

La forma più utilizzata e studiata è la vitamina D3.

Quando attivate, è stato riportato che le vitamine D2 e D3 mostrano risposte identiche nel corpo e hanno un’analoga capacità di curare il rachitismo da carenza di vitamina D 64, 65.

Tuttavia, diversi studi dimostrano che la vitamina D3 è più efficace della vitamina D2 nell’aumentare i livelli ematici di 25(OH)D 66, 67.

Il calcifediolo ha un assorbimento intestinale nettamente superiore (3-5 volte maggiore della vitamina D3); pertanto, il dosaggio di calcifediolo dev’essere aggiustato a circa un terzo della dose di colecalciferolo.

Dosi

Nelle donne in menopausa, l’integrazione di vitamina D dovrebbe essere stabilita dal medico, personalizzando i dosaggi in base alle esigenze individuali, al peso corporeo, ai problemi di salute o ai rischi da prevenire.

Ad esempio, le donne obese possono aver bisogno di dosi di integrazione di vitamina D più elevate per normalizzare i livelli circolanti 44.

Alcuni Autori hanno suggerito che l’integrazione di vitamina D dovrebbe essere 2-3 volte superiore per i soggetti obesi e 1,5 volte superiore per i soggetti in sovrappeso rispetto ai soggetti di peso normale 68.

Soggetti Sani

In generale, dati provenienti da studi sull’integrazione indicano che gli adulti che vivono a latitudini temperate richiedono un’assunzione di vitamina D di almeno 800-1.000 UI al giorno per raggiungere concentrazioni sieriche ottimali di 25(OH)D, pari ad almeno 30 ng/ml (75 nmol/l) 69.

Donne sane senza rischi specifici possono esporsi regolarmente alla luce solare, senza protezione solare per 15 minuti, 3-4 volte a settimana a metà giornata durante i mesi estivi e primaverili, per generare livelli di vitamina D sani.

Altre donne possono preferire assumere tramite integratori la dose giornaliera raccomandata di 600 UI di colecalciferolo (vitamina D3) per le persone di età fino a 70 anni e 800 UI per quelle di età pari o superiore a 71 anni.

Soggetti a Rischio di Carenza

I soggetti senza un’efficace esposizione al sole dovrebbero essere integrati con una dose superiore di vitamina D, che secondo la società Italiana per l’osteoporosi va da 1.200 UI (adulti sani) a 2.000 UI (anziani con basso apporto di calcio) 71, 72.

Il medico potrebbe anche consigliare dosaggi nettamente superiori nei soggetti carenti, almeno fino alla normalizzazione dei livelli plasmatici di vitamina D. Potrebbe anche prescrivere l’assunzione di singoli boli (megadosi) settimanali o mensili di vitamina D in sostituzione delle singole dosi giornaliere.

Nel complesso, le prove attuali suggeriscono che gli integratori di vitamina D3 da 800 a 1.000 UI al giorno possono essere utili per ridurre le cadute e i tassi di frattura negli anziani. Affinché l’integrazione di vitamina D sia efficace, dovrebbe essere affianca da un adeguato apporto dietetico di calcio (da 1.000 a 1.200 mg/die) 70.

Vitamina D negli Alimenti

In Italia, la dieta fornisce circa 300 UI di vitamina D al giorno 73.

Per aumentare questo apporto, è possibile arricchire la propria dieta con alimenti ad alto contenuto di vitamina D.

Alimenti Ricchi di Vitamina D3Alimenti Ricchi di Vitamina D2
  • Pesce azzurro e olio di pesce
  • Pesci grassi (come il salmone)
  • Fegato
  • Tuorlo d’uovo
  • Burro
  • Funghi (coltivati alla luce UV)
  • Alimenti fortificati (ad es. alcuni cereali per la colazione)

E’ interessante notare come, oltre alla vitamina D3, gli alimenti di origine animale forniscano anche un po’ di vitamina D sotto forma di calcidiolo [25(OH)D]. Come ricordato, la 25(OH)D sembra essere circa 5 volte più potente della vitamina madre nell’aumentare le concentrazioni sieriche di vitamina D 74, 75.

Gli alimenti animali sono anche una ricca fonte di proteine ad alto valore biologico, che hanno un effetto positivo sulla salute delle ossa, aiutando a prevenire l’osteoporosi 76, 77, 78, 79.

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